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del 14/04/2006  |
E' MASSACRO FOCHE IN CANADA; ITALIA VIETA IMPORT PELLI /ANSA
Stagione nera per le foche. In Canada il massacro dal 25 marzo a oggi e' costato la vita a 230.000 esemplari, il 95% cuccioli. E mentre i ghiacci si macchiano di sangue, l'Italia scende in campo per fermare la strage di animali: e' entrato ufficialmente in vigore nel nostro Paese, primo in Europa, il divieto dell'import di pelli di foca. E' stato infatti pubblicato sulla Gazzetta n.87, oggi in edicola, il decreto ministeriale del 2 marzo 2006 (firmato dai ministri Scajola (Attivita' Produttive) e Tremonti (Economia), su iniziativa del viceministro alle Attivita' Produttive con delega al Commercio estero Adolfo Urso. Il provvedimento stabilisce le modalita' di applicazione del divieto di importazione in Italia di pelli di foca, per fini commerciali e, di fatto, pone una moratoria vincolando le importazioni, da qualsiasi paese, delle pelli di tutte le foche (anche animali adulti) al regime restrittivo dell'autorizzazione ministeriale. La Lav parla di ''storica vittoria contro la piu' grande strage di mammiferi marini'' e lancia un appello al nuovo Governo ''perche' si impegni a confermare questa moratoria nei fatti''. ''L'Italia ha dato il buon esempio in Europa sulla strada della civilta' facendo da capofila in questa precisa azione contro il barbaro assassinio di animali. Ora chiediamo che l'Europa agisca nei confronti di tutti quei Paesi che permettono queste pratiche'', ha detto il viceministro Urso. ''Si tratta di un atto ufficiale di importanza storica per l' Italia ma anche per l'Europa - ha quindi sottolineato Roberto Bennati, responsabile campagne europee della Lav - perche' indica in modo inequivocabile la volonta' di fermare la piu' grande e crudele strage al mondo di mammiferi marini. Dal 25 marzo in Canada - ha riferito Bennati - sono state orribilmente uccise 230.000 foche, il 95% delle quali aveva meno di tre mesi di eta' ed erano quindi a tutti gli effetti dei cuccioli, dal momento che le foche possono raggiungere i 30-35 anni di vita''. Molte inoltre le zone, denuncia l'associazione, ''dove sono state di gran lunga superate le quote autorizzate di foche da uccidere''. ''Con questo Decreto ministeriale, reso possibile grazie a piu' di mezzo milione di italiani che hanno firmato la petizione della Lav e grazie alla sensibilita' del vice ministro Adolfo Urso e dei Ministri firmatari, l'Italia - ha proseguito Bennati - si unisce a Stati Uniti e Messico che hanno bandito l' importazione di pelli di foca rispettivamente nel 1972 e nel 2006''. Altri paesi europei come Belgio, Olanda e Gran Bretagna, stanno andando in questa direzione. Quindi l'appello della Lav al nuovo Governo ''affinche' - ha detto Gianluca Felicetti, responsabile rapporti istituzionali della Lav - si impegni a confermare questa moratoria nei fatti, visto anche il programma politico dell'Unione. Chiediamo, inoltre, al nuovo Parlamento - ha aggiunto Felicetti - di emanare al piu' presto una legge di definitivo e duraturo divieto di importazione di pelli e derivati di foca, prevedendo efficaci sanzioni contro i trasgressori''. La Lav e' impegnata anche a seguire e promuovere l'iter della risoluzione contro la caccia alle foche nel Consiglio d'Europa, risoluzione proposta dall'onorevole Claudio Azzolini e supportata da un Rapporto ufficiale del senatore Lino Nessa, che ha per oggetto i metodi particolarmente crudeli utilizzati in Canada. La discussione della risoluzione e' prevista nel mese di maggio.
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del 11/04/2006  |
Animali a rischio
Il Pianeta si riscalda e gli animali soffrono, e cercano riparo emigrando verso temperature più miti. Bacino del Mediterraneo e Sud Africa, Australia meridionale e Ande: sono questi gli angoli del Pianeta dove migliaia di specie di piante ed animali rischiano di scomparire nel giro dei prossimi decenni. La causa è il riscaldamento globale, che «rientra tra le principali minacce alla biodiversità del Pianeta e, secondo alcuni possibili scenari, potrebbe competere o addirittura superare il pericolo derivante dalla deforestazione».
Questo lo scenario fotografato in un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica "Conservation Biology", che «fornisce maggiore prove scientifiche sul fatto che il riscaldamento globale - ha spiegato Jay Malcolm, docente dell'Università di Toronto e principale autore del lavoro - porterà ad una catastrofica perdita di specie in tutto il globo». Questo nuovo studio ha osservato 25 "hotspots" - aree che contengono una forte concentrazione di piante ed animali - ed ha previsto una perdita media dell'11,6% di tutte le specie, in un intervallo compreso tra l'1 e il 43 per cento, che potrebbero estinguersi se i livelli di gas serra nell'atmosfera continuassero ad aumentare nel corso dei prossimi cento anni, in particolare con un'ipotesi di raddoppio della Co2. Questo intervallo così ampio potrebbe significare una perdita di migliaia, ma anche di decine di migliaia, di specie.
Il rapporto fornisce un intervallo tanto largo a causa delle incertezze, in particolare, relative all'abilità di animali e piante di muoversi verso i poli in caso di riscaldamento del clima. Quel che emerge è che in diverse aree tra quelle esaminate, le specie abbiano limitate vie di fuga. Come rari esemplari di piante, antilopi, tartarughe e uccelli che si trovano solo in una punta estrema dell'Africa del sud. Non potrebbero sicuramente spostarsi più a sud perché la terra più vicina, l'Antartide, è migliaia di miglia distante.
Gli scienziati hanno detto che il loro studio supporta ampiamente le conclusioni che risalgono ad un rapporto di Nature del 2004, dove si ipotizzava l'estinzione di un quarto delle specie del mondo a causa del riscaldamento globale. Fermo restando che nessuno sa per certo quante specie esistano sulla Terra - le stime vanno da 5 a 100 milioni - «non dobbiamo preoccuparci più solo di orsi e pinguini» ha detto Lee Hannah, coautore dello studio e ricercatore senior dell'organizzazione
americana “Conservazione nternazionale”. «Abbiamo utilizzato un sistema di metodi completamente differenti da quelli di Nature, arrivando agli stessi risultati - ha raccontato lo studioso - tutte le prove insomma, indicano che si tratta di un problema molto serio».
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del 10/04/2006  |
SEQUESTRO DI CUCCIOLI A PADOVA DIRETTI IN GERMANIA: ATTESA PER LA DECISIONE DEL MAGISTRATO
Attesa per la decisione del magistrato di Padova chiamato a esprimersi sulla convalida del sequestro dei 39 cani bloccati dalle Guardie Zoofile dell’Enpa venerdì scorso. Gli animali – tutti cuccioli – sono stati sequestrati a Altichiero (Padova). I cani erano trasportati in un furgone partito da Corfù (Grecia) e diretto a Dusseldorf (Germania); l’automezzo non è risultato nemmeno idoneo al trasporto animale, perché non dotato di bocchette di aerazione per favorire la circolazione dell’aria nell’abitacolo. Seguendo una segnalazione, le Guardie zoofile della sezione Enpa di Padova si sono recate nei pressi del campo sportivo cittadino, dove hanno raggiunto il mezzo in sosta; affiancati dai carabinieri, i volontari della Protezione Animali hanno verificato i documenti che accompagnavano gli animali.
I cuccioli, quasi tutti meticci di pochi mesi, erano stipati in contenitori che non consentivano loro il minimo movimento; la maggior parte degli animali era dotata di microchip - tutti tranne otto - ma nell’abitacolo, sporco di escrementi, non c’erano nemmeno ciotole d’acqua, anche se i conducenti del veicolo – due tedeschi, un uomo e una donna – avevano dichiarato di essersi fermati presso il campo sportivo per ristorare i quattrozampe, come la legge prevede sia fatto circa ogni sei ore durante il trasporto. Ma non è stato trovato nessun documento che attesti l’effettiva durata del viaggio, che potrebbe essere stato più lungo di quanto dichiarato e potrebbe non aver incluso pause per gli animali. Posti sotto sequestro, i cani sono ora accuditi in alcuni rifugi della zona, in attesa della decisione del magistrato.
Sulla vicenda, l’Enpa è impegnata a vari livelli con una sorta di “task force” costituita dal coordinatore regionale del Veneto, Sergio Martinelli, dalle Guardie Zoofile della Sezione di Padova, da alcuni legali e dall’Ufficio relazioni internazionali dell’Ente, che sta fornendo il necessario supporto all’intervento dei volontari. Da sabato sono in corso contatti con due associazioni che hanno reclamato i cani sequestrati. Si tratta della Tierhilfe di Ratingen (Germania) e di Corfù (Grecia) e della Stiching Animal Association International di Maastricht (Olanda). Entrambe le associazioni sostengono di essere proprietari degli animali; tutti i cuccioli, secondo quanto affermano Tierhilfe e Stiching AAI, hanno famiglie tedesche e olandesi pronte ad accogliere in casa i cani. L’Ufficio relazioni internazionali ha, questa mattina, risposto alle due associazioni e alle famiglie – che nel frattempo hanno contattato l’Enpa – spiegando che la decisione è ora nelle mani del magistrato e che, comunque, le condizioni di trasporto degli animali erano, ad avviso delle Guardie Zoofile, pessime.
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