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News Mondo Animale

Tutte le ultime news dal modo degli animali

In questa pagina potrai trovare, non solo tutte le ultime news dal mondo degli animali,
ma anche le news inserite nel corso dei vari anni , da paradisoanimali.

Inserito In Data: 09/06/2006


A volte ritornano. E' il caso dell'okapi, un lontano parente della giraffa, ritenuto scomparso dal Congo e poi ritrovato. Ad annunciare la 'riscoperta' di questa specie rarissima nel parco nazionale Virunga, nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo e' il Wwf, che ha identificato l'animale grazie alla collaborazione con l'Iccn (Istituto congolese per la conservazione della natura). L'area in cui e' stato individuato - spiega l'organizzazione ambientalista - e' stata negli ultimi 20 anni il nascondiglio di vari gruppi ribelli, ma anche di specie rare. La foresta quindi e' rimasta viva, celando cosi' i suoi tesori: l instabilita' politica e la natura del terreno hanno fatto si' che non si tagliassero gli alberi e non si insidiassero fattorie, il che spiega, secondo il Wwf, la ragione per la quale animali come l'okapi non siano stati notati. Secondo i documenti ufficiali, questo e' il primo segno di presenza nel parco nazionale Virunga di questa specie, dall agosto del 1959. L'okapi, precisa l'organizzazione, vive solo nelle alte foreste primarie nella parte orientale della Repubblica, soprattutto nella riserva di animali e piante selvatiche, ubicata intorno al villaggio di Epulu. Ma la specie fu scoperta in origine ancora piu' ad est nelle foreste che si trovano nella vallata Semliki, ora nel parco nazionale Virunga, un parco creato nel 1925 e oggi patrimonio mondiale protetto da leggi nazionali ed internazionali perche' habitat di specie a rischio estinzione come il Gorilla di Montagna e l okapi appunto. ''La riscoperta degli okapi nel parco nazionale Virunga - spiega Fulco Pratesi, presidente del Wwf Italia - dopo quasi mezzo secolo e' un segno positivo. Le foreste sono un patrimonio dell umanita' per la biodiversita', e questa riscoperta dimostra quanto oggi piu' che mai sia importante portare avanti un azione di tutela funzionale e permanente che permetta la conservazione delle foreste primarie come di tutte le foreste vergini del mondo''. Per questo il Wwf Italia invita l Italia, tra i primi consumatori mondiali di legname, in larga parte proveniente dal cuore delle foreste africane, a riflettere sulla sopravvivenza di queste aree naturali, cosi' importanti per la conservazione di specie a rischio estinzione, come il Gorilla di montagna o appunto l'okapi. ''Dato che l okapi e' il simbolo nazionale dell Icnn, vederlo di nuovo a Virunga e' molto incoraggiante per i nostri ranger, che negli ultimi anni hanno attraversato tempi difficili, ed un premio per il loro impegno leggendario - ha detto Norbert Mushenzi, custode senior dell area in cui e' avvenuta la scoperta - L Iccn ha bisogno continuo di sostegno da parte dei suoi partner e dei locali per fermare le attivita' illegali nel parco e per conservare le foreste e le specie selvatiche per le generazioni future''.

Inserito In Data: 09/06/2006


Il millepiedi ''che ha piu' piedi'' e che si credeva estinto e' vivo e ''cammina'' in California, dove e' stato recentemente avvistato di nuovo, per la prima volta dal 1926, in una zona boscosa di San Benito, nel nord della California, a sud di San Francisco. L'Illacme plenipes, che vuol dire 'pieno di piedi', e' il millepiedi che fa piu' onore alla sua famiglia, colpevole di millantato credito: dei millepiedi, infatti, nessuno ha davvero mille piedi. L'Illacme e' la specie piu' dotata della famiglia dei miriapodi, che ne comprende circa 10mila: ha oltre 600 zampine - le femmine ne hanno in media tra 662 e 666 - quasi il doppio delle specie piu' conosciute, su 17 segmenti e circa 33 millimetri di lunghezza.

Inserito In Data: 09/06/2006


cambiamenti climatici di questi ultimi 40 anni hanno indotto mutazioni genetiche ereditarie in molti animali, ed in particolare in molte specie di insetti (soprattutto zanzare e moscerini), ma anche di uccelli (per esempio la capinera) e scoiattoli (per esempio lo scoiattolo rosso del Canada). È il risultato di una ricerca condotta da due ricercatori dell'Università dell'Oregon e pubblicata sul numero odierno di «Science», che è al limite dell'incredibile, perché, su scala evolutiva, si tratta di tempi brevissimi per modifiche genetiche ereditarie. Negli ultimi 40 anni dicono i ricercatori: William Bradshaw e Christina Holzapfel, avevamo già visto che molte specie di animali, per adattarsi ai cambiamenti del clima, avevano modificato le loro abitudini di vita, i loro comportamenti ed anche le loro caratteristiche morfologiche, spostandosi, per esempio, di più verso le zone polari nelle loro migrazioni, oppure riproducendosi in anticipo nella stagione primaverile, ecc. Ma questa è solo la metà della storia: studiando più approfonditamente il problema si è scoperta quelle che sembravano capacità di adattamento comportamentale, in realtà sono modifiche genetiche ereditarie per adattarsi e rendere adattati i propri discendenti ad un clima e ad un ambiente diverso da quello dei loro progenitori. Per esempio, lo scoiattolo rosso del Canada si riproduce in anticipo per adattarsi alla sua fonte di nutrimento. Infatti, con i cambiamenti del clima, le pigne degli abeti e delle altre conifere, che sono la sua principale fonte di alimentazione, si producono prima in primavera. Alcune capinere dell'Europa centrale che consente loro di migrare in anticipo in Gran Bretagna, e non più in Spagna come accadeva ai loro progenitori, per accaparrarsi i territori migliori per la nidificazione e per scegliersi la compagna migliore per la loro riproduzione. La cince, invece, ha mutato le sue capacità riproduttive deponendo in anticipo le uova e covandole prima per far coincidere il periodo di schiusa con la massima disponibilità di vermi e bruchi, sua principale fonte di alimentazione, perché vermi e bruchi, con il cambiamento del clima, hanno anche loro anticipato la riproduzione in primavera. Gli insetti del nord America, dell'Europa e dell'Australia si sono già adattati: le mosche della frutta si riproducono prima perché la frutta matura è disponibile prima, mentre zanzare e moscerini si sono adeguati al diverso contesto climatico per garantire il massimo successo ai ritmi larvali. Ma, osservano i ricercatori, le mutazioni genetiche indotte in questi ed altri animali non derivano, o per lo meno non derivano soltanto, dall'aumento della temperatura o dal cambiamento del clima, in quanto tale. Le mutazioni genetiche derivano fondamentalmente dagli effetti del cambiamento del clima il quale ha modificato i cicli vegetativi, le caratteristiche ambientali e territoriali e, in definitiva, gli areali di sopravvivenza delle varie specie. Le mutazioni genetiche sono un normale fenomeno evolutivo di adattamento all'ambiente. L'eccezionalità sta nel fatto che, almeno per le specie analizzate, ciò è avvenuto in tempi rapidissimi. Per adattarsi al clima che cambia, questi animali hanno cercato di modificare contemporaneamente sia i loro comportamenti e le loro abitudini sia il loro patrimonio genetico ereditario. Per esempio, gli insetti analizzati stanno modificando il loro patrimonio genetico ogni 5 anni, gli scoiattoli ogni 10 anni e le cince ogni 30 anni. È semplicemente una questione di sopravvivenza: o si adattano rapidamente o altrettanto rapidamente soccombono.

Inserito In Data: 07/06/2006


Boh, la giovane femmina di cane sanbernardo diventato famoso per la sua partecipazione a 'Striscia la notizia', ha adottato un cucciolo di capriolo nella fattoria nell'entroterra genovese specializzata in pet-therapy della quale e' ospite dallo scorso inverno. Grazie all'affetto di Boh, il piccolo capriolo ha ripreso a mangiare dal biberon ed e' scampato a morte sicura. La storia, anticipata ieri dal Tg5, inizia una settimana fa quando il capriolo viene trovato sfinito e tremante in mezzo alla strada da Maurizio Pagliarini, 46 anni, genovese, titolare di una ditta di pulizie, che insieme a Spartia Piccinno, 32 anni, milanese, psicomotricista, abita sulle alture di Masone (in provincia di Genova), in una fattoria che ospita anche quattordici cani, di cui quattro Labrador addestrati alla pet-therapy, tre cavalli e settanta pecore sparpagliati su una trentina di ettari. ''Mio marito ha atteso a lungo che tornasse la madre a riprendersi il cucciolo - racconta Spartia - poi lo ha portato a casa. Io ho chiamato una biologa che si occupa anche di animali selvatici che mi ha consigliato di nutrirlo con latte di capra, ma il capriolo non ne voleva sapere''. Sinche' non e' arrivata Boh. ''Lo ha leccato - continua Spartia - e il capriolo, rassicurato, si e' avvicinato per prendere il latte da lei. Io prontamente gli ho messo in bocca il biberon e da allora ciuccia avidamente almeno quattro volte al giorno''. Il piccolo capriolo non ha un nome (''non ho voluto perche' presto lo devo mandare in un centro di recupero degli animali selvatici e so che lo perdero''', racconta Piccinni), ma la Fattoria 'I piani' e' diventata la sua casa e spesso si mimetizza alla perfezione sotto le frasche di un piccolo nocciolo al bordo di un recinto dove solo Boh e Spartia possono entrare. Spartia Piccinno, presidente dell'Associazione nazionale Pet-Therapy nata nel 2003, sta educando Boh ad accudire in futuro anche i bambini: ''quando e' arrivata aveva tre mesi (ora ne ha sei), mangiava gelati in quantita' e non era abituata alla ciotola. Poco alla volta si sta rivelando un cane molto sensibile e questo incontro con il capriolo lo dimostra, penso che in futuro possa essere addestrata per la pet-therapy''. Piccinno che fa parte anche di un'equipe sullo studio della terapia con i cani applicata a bambini autistici insieme l'Istituto Gaslini, il Chiossone, la Asl3 e la facolta' di veterinaria dell'Universita' di Pisa, si occupa di terapia con gli animali da nove anni dopo aver fatto anche una specializzazione in Svizzera: ''in Italia non ci sono scuole serie - sostiene - percio' mi sto facendo promotrice di una legge che istituisca studi specifici per questa disciplina''. Intanto la coppia sta ultimando un progetto sulla prima fattoria italiana per pet-therapy che a breve verra' presentato alla Regione Liguria.

Inserito In Data: 07/06/2006


I cigni sono ritenuti da tempo un simbolo di fedelta' e devozione, ma una nuova ricerca australiana sulla vita sessuale dei cigni neri mostra che l'infedelta' e' diffusa, in una specie che si credeva monogama per tutta la vita. I test di paternita' basati sul Dna, condotti dal dipartimento di zoologia dell'universita' di Melbourne, hanno rivelato che circa un pulcino di cigno su sei e' figlio 'illegittimo', frutto di segreti convegni extramaritali. La scoperta e' sorprendente, spiega il prof. Raoul Mulder che guida il progetto, perche' i cigni maschi sono tipicamente molto protettivi delle loro compagne. Gli studiosi sono ora impegnati nella seconda parte del progetto, quello di cogliere sul fatto i fedifraghi. Useranno dei congegni di tracking ad alta tecnologia per seguire le abitudini sessuali dei cigni neri nel lago di Albert Park, il piu' grande giardino pubblico di Melbourne. Gli accoppiamenti spesso furtivi dei maestosi uccelli hanno finora reso difficile se non impossibile il loro monitoraggio allo stato libero. Ma contrassegnando i maschi con un minuscolo chip e le femmine con un decoder, sara' possibile seguirli nei momenti piu' intimi. Il decoder, del peso di 150 grammi, e' indossato dalla femmina a mo' di zainetto. ''Quando un maschio e una femmina copulano, il decoder individua il microchip impiantato nelle penne della coda del maschio, registrando la sua identita', oltre che tempi e luoghi degli accoppiamenti'', spiega ancora Mulder. Tutti gli eventi sessuali sono registrati dal decoder, in modo che quando la femmina viene ricatturata, e' possibile avere un quadro completo del suo comportamento sessuale nell'arco di diverse settimane. Le operazioni di contrassegno di 150 cigni sono iniziate il mese scorso e dovrebbero essere completate in luglio, in tempo per la stagione degli accoppiamenti nella primavera australe. I risultati offriranno un quadro del vero comportamento amoroso dei cigni, e con ogni probabilita' sara' definitivamente sfatato il mito secondo cui i cigni hanno un solo partner per la vita. ''La nostra ricerca spera di fornire nuovo materiale per documentari naturalistici e di rivelare al mondo la vera natura di questi uccelli-simbolo'', ha detto lo studioso

Inserito In Data: 07/06/2006


Il falco pescatore torna nella Maremma toscana, grazie a una iniziativa del Corpo forestale dello Stato, protagonista di un operazione di trasferimento, dalla Corsica a Grosseto, di alcuni piccoli esemplari di questo bellissimo volatile. Si tratta della realizzazione di un progetto per ricostituirne una popolazione nidificante, siglato da un protocollo d’intesa dei parchi delle due regioni interessate e iniziato nel 2002. Un progetto che, con l’arrivo dei primi sei giovani falchi dall’isola corsa, inizia a diventare realtà. Il Corpo forestale dello Stato, ha voluto collaborare all’ iniziativa mettendo a disposizione un elicottero Ab 412 per il trasporto dei rapaci, vista la necessità di trasferire in tempi brevi i giovani falchi, dai nidi naturali in Corsica ai nidi artificiali in Maremma, limitando al massimo lo stress causato dalla cattura e dal viaggio. Gli esemplari, che volano a 52 giorni di età, verranno rilasciati a 3 settimane dall'arrivo nei nidi artificiali, dopo un periodo di acclimatazione in apposite strutture, un accurato controllo e la collocazione di una microtrasmittente, in una zona costiera del Parco della Maremma in un ambiente naturale estremamente idoneo. «I falchetti prelevati, spiegano all'Ente Parco i responsabili del progetto, hanno più o meno 40 giorni e la loro lunghezza d'ala è di 32 centimetri». L’obbiettivo a medio termine è la ricostituzione nel grossetano di una popolazione nidificante di 5-7 coppie, favorendo l’espansione della specie in aree limitrofe alla Corsica dove è presente un importante nucleo di circa 30 coppie. Vittima del bracconaggio e della pesca illegale, ma anche della distruzione dell'ambiente, il falco pescatore viene considerato specie 'rara' in Europa. Solo 100 delle ottomila/diecimila coppie che vivono in ambito europeo niodificano nel Mediterraneo e lo fanno su coste rocciose . Le ultime nidificazioni accertate in Italia risalgono al 1968, sulla costa del Baunei, nel Gennargentu e in Sicilia, sull'Isola di Marettimo. E intanto sulle Dolomiti bellunesi riappaiono anche piccole marmotte scomparse. Si chiamano Sacher, Heidi, Brendol e Lujanta, come la principessa che, secondo la leggenda, fu affidata alle marmotte quando era in fasce, e sono state reintrodotte in questi giorni nel Parco nazionale delle Dolomiti. Grazie ad uno specifico progetto del Parco, torna cosi uno degli animali simbolo delle Alpi, in un area dove la popolazione era ridottissima. «Un'altra sfida di conservazione e riqualificazione dell'ambiente naturale - afferma il direttore dell’ente Dolomiti Bellunesi, Nino Martino - che il Parco ha saputo cogliere. Aspettando che ci siano le condizioni anche per la reintroduzione dello stambecco». Gli animali, dopo le necessarie autorizzazioni dell’ Infs, Istituto Nazionale Fauna Selvatica, sono stati catturati dalle guardie provinciali nella provincia di Belluno e al Passo dello Stelvio. I 41 animali sono stati pesati, è stato loro prelevato un piccolo campione di tessuto per condurre analisi genetiche e sono stati applicati degli 'orecchini' colorati che consentono il riconoscimento dopo il rilascio. Tra la zona dei Piani Eterni e le Vette Feltrine, sono state individuate le aree destinate ad ospitarle, fino a 1500 esemplari. Nel corso dell'estate, poi, gli animali liberati verranno costantemente seguiti dalla Forestale e da personale del Parco, per verificare l'adattamento al nuovo ambiente e l'esito della reintroduzione. L’obiettivo di questo secondo progetto, è di liberare, nel 2007, altre 40 marmotte, mentre nel 2008 si procederà all’analisi dei nuclei familiari. Secondo gli esperti, il ritorno della marmotta avrà effetti positivi non solo sulla diversificazione della fauna degli habitat di alta quota e sulla fruizione turistica, ma anche sulla popolazione di aquila presente nel Parco. Nell'area protetta, infatti, vivono 8 coppie di aquila reale. La presenza, in futuro, di consistenti popolazioni di marmotta permetterà di offrire all'aquila una delle sue prede più tipiche.

Inserito In Data: 05/06/2006


Continua in India la mattanza delle tigri. Il felino da sempre simbolo del sub continente, nonostante campagne e leggi che lo tutelino, sta vedendo assottigliare sempre di piu' il suo numero in tutto il paese. Colpa dei cacciatori di frodo e dell'avanzamento delle citta', che tagliano spazi vitali ai grandi felini spingendo contadini e altre persone ad uccidere gli animali che si avvicinano alle loro case in cerca di cibo. Secondo gli ultimi studi, sarebbero dalle 20 alle 50 le tigri uccise ogni anno. Circa cento anni fa la popolazione delle tigri in India era di circa 40.000 esemplari. Anni di caccia indiscriminata e riduzione degli spazi vitali hanno ridotto il loro numero in tutta l'India a circa 3.700, addirittura meno di 2.000 stando ad alcuni studi. Tra il 1999 e il 2003 sono state 114 le tigri uccise dai bracconieri, mentre solo 59 sono morte di cause naturali. Ma i numeri non sono assoluti, in quanto secondo gli studiosi, ogni due casi noti ce ne sono due sconosciuti. Il peggioramento della situazione ha spinto il primo ministro indiano Manmohan Singh a formare una commissione ad hoc che ha studiato il problema. Oltre a misure di maggiore controllo, la commissione ha proposto aiuti economici per gli abitanti delle foreste affinche' evitino di uccidere le tigri. E il paese di Gandhi ha da poco avviato una cooperazione con la Cina per la salvaguardia della tigre. E' nel paese dei mandarini che il grasso, i denti ed altre parti del grande felino vengono venduti come componenti della medicina tradizionale cinese

Inserito In Data: 05/06/2006


Si chiamano 'Sacher', 'Heidi', 'Brendol' 'Lujanta', come la principessa che, secondo la leggenda, fu affidata alle marmotte quando era in fasce. Sono state ribattezzate cosi' le marmotte reintrodotte in questi giorni nel Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Grazie ad uno specifico progetto del Parco, torna cosi uno degli animali simbolo delle Alpi, in un area dove la popolazione era ridottissima. Gli animali dopo le necessarie autorizzazioni dell INFS, Istituto Nazionale Fauna Selvatica - sono stati catturati dalle Guardie provinciali nella provincia di Belluno e al Passo dello Stelvio. I 41 animali sono stati pesati, e' stato loro prelevato un piccolo campione di tessuto per condurre analisi genetiche e sono stati applicati degli 'orecchini' colorati che consentono il riconoscimento dopo il rilascio. Le aree piu' adatte per ospitare le colonie di marnmotte (la zona dei Piani Eterni, le Vette Feltrine) sono state individuate grazie ad uno studio basato su modelli matematici, secondo i quali il Parco puo' ospitare una popolazione di circa 1.300-1.500 marmotte. Nel corso dell'estate gli animali liberati verranno costantemente seguiti dal personale del Corpo Forestale dello Stato e del Parco e da tre tesisti, per verificare l'adattamento al nuovo ambiente e l'esito della reintroduzione. Il progetto prevede quindi la liberazione, nel 2007, di altre 40 marmotte, mentre nel 2008 si procedera all analisi dei nuclei familiari. Secondo gli esperti del Parco il ritorno della marmotta avra' effetti positivi non solo sulla diversificazione della fauna degli habitat di alta quota e sulla fruizione turistica (gli avvistamenti sono la gioia soprattutto dei bambini), ma anche sulla popolazione di aquila presente nel Parco. Nell'area protetta vivono 8 coppie di aquila reale, che si nutrono di lepri, piccoli camosci e caprioli, galli forcelli e serpenti. In questa dieta la marmotta, essendo praticamente assente nel Parco, ha un ruolo marginale. Nelle Alpi centrali, al contrario, la marmotta costituisce il 42% della dieta dell'aquila. La presenza, in futuro, di consistenti popolazioni di marmotta permettera' di offrire all'aquila una delle sue prede piu' tipiche. Il progetto di reintroduzione e' reso possibile dal cofinanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona condotto sotto la supervisione scientifica di Antonio Borgo, che ha gia' curato un progetto analogo nelle vicine Dolomiti Friulane, e ha una durata triennale e si concludera' nel 2008. ''Un'altra sfida di conservazione e riqualificazione dell'ambiente naturale ha detto il Direttore del Parco nazionale Dolomiti Bellunesi, Nino Martino - che il Parco ha saputo cogliere. Aspettando che ci siano le condizioni anche per la reintroduzione dello stambecco''.

 

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  • Inserito Il: 29 Marzo 2011 - 13.12.05
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