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| 04/02/2008 |
Gli animali hanno il diritto ai farmaci contro il dolore
Il trattamento del dolore, negli animali, è stato per anni ampiamente sottovalutato. D'altro canto, anche in campo umano, il nostro paese è tra i minori dispensatori di oppioidi (morfina e simili) per uso terapeutico al mondo, il che è una vergogna, perché il dolore, se non opportunamente curato, può essere devastante, sia dal punto di vista fisico che psicologico.
Anche cani e gatti sentono il dolore - Vecchi e sbagliati concetti, attribuibili al positivismo pseudoscientifico, pretendevano che gli animali, o fossero incapaci di sentire il dolore o ne avessero una percezione assolutamente inferiore rispetto all'uomo. Quella che, in termine tecnico, si chiama "soglia più alta". In realtà, se ancora abbiamo scarse conoscenze sulla percezione dolorifica degli animali "inferiori" (insetti, crostacei, anellidi ecc), sappiamo tuttavia che anche loro hanno centri e cellule deputate alla sensibilità algica, magari disposte in zone non usuali per i mammiferi. Questo però non vuol dire che siano incapaci di "sentire".
Gli animali non hanno la percezione di quando il male possa cessare - A maggior ragione, negli animali evolutivamente molto vicini a noi, quali il cane, il gatto, il cavallo ecc. la soglia al dolore è molto simile alla nostra, anzi, spesso è diminuita (quindi il dolore è percepito maggiormente) dal fatto che, non avendo le nostre possibilità di elaborazione e raziocinio mentale, non ne capiscono l'origine e soprattutto non hanno la percezione di quando possa diminuire o cessare. Se noi abbiamo male a un dente sappiamo che sarà un dolore passeggero: una volta andati dal dentista, o assunti i dovuti farmaci, questo in breve tempo cesserà. Se un gatto ha dei denti cariati e dei nervi scoperti, a parte la difficoltà di farlo capire, avverte un dolore intenso e continuo al quale, in qualche modo, giocoforza si abituerà ma che ne potrà cambiare addirittura il carattere, rendendo un animale, che possedeva un temperamento tranquillo, aggressivo.
L'anestesia durante gli interventi - E' soprattutto durante gli interventi chirurgici he il controllo del dolore assume un'importanza ancora maggiore. La chirurgia implica quasi sempre un dolore profondo, specie se sono interessati certi apparati, come quello muscoloscheletrico, l'occhio o gli organi della cavità addominale. Per quanto, negli ultimi vent'anni in campo veterinario, si siano fatti passi da gigante, ancora oggi troppe strutture operano senza l'ausilio di un esperto di anestesia e analgesia, utilizzando farmaci in grado soltanto di intontire l'animale e farlo stare fermo, in modo che l'operazione possa essere condotta a termine. Questo non ha nulla a che fare con un'anestesia generale vera e propria che contempla, oltre alla perdita di coscienza, l'analgesia e il miorilassamento.
Oppioidi anche per gli amici a 4 zampe - Il trattamento del dolore deve iniziare durante la premedicazione proseguire durante l'intervento vero e proprio e protrarsi nel postoperatorio, se necessita anche per giorni. Oggi i veterinari hanno a disposizione gli stessi oppioidi che si usano in campo umano e, visto che gli animali d'affezione rispondono in modo abbastanza simile, è ingiusto (se non delittuoso) privarli di un simile supporto che renda l'intervento meno traumatico e stressante possibile.
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| 31/01/2008 |
Animali ‘umanizzati’, italiani cattivi padroni
Un posto a tavola contrassegnato dalla ciotola, uno spazio sotto le coperte e uno nell'armadio dove appendere cappottini e magliette griffate. E nomi - Giorgio, Pierluigi, Carlotta - che sembrerebbero destinati a un bebè, ma che in realtà vengono scelti per il proprio cane dal 35% dei proprietari. Gli italiani esagerano con i loro amici a quattro zampe, e si sentono sempre più 'genitori' anziché padroni. Arrivano, infatti, ad appendere alla porta coccarde azzurre o rosa all'arrivo del cucciolo, o a far costruire urne su misura qualora dovessero dire addio al proprio 'amico'. E non manca chi decide di celebrare un funerale in piena regola, con tanto di funzione e successiva cremazione.
A fotografare la tendenza è un'indagine condotta sui veterinari, che denunciano uno stravagante trend destinato a diventare fenomeno di tutti i giorni. E sono proprio i medici degli animali a lanciare l'allarme: "Di recente - racconta Raimondo Colangeli, medico veterinario e vice presidente della Società italiana di scienze comportamentali applicate (Sisca) - ho avuto in cura un gatto che era abituato a mangiare 'seduto' a tavola con i propri padroni. Stava su un seggiolone del '700, e davanti a se trovava a ogni pasto tre ciotole: primo, secondo e contorno venivano serviti al 'principe' di casa". Ma Colangeli ne ha viste anche di peggiori.
"In molti - spiega - per paura che a 'Fido' possa andare di traverso un boccone, lo masticano prima di 'passarlo' nella sua ciotola". Per non parlare delle 'super-cure' riservate ai nostri amici a quattro zampe. "Vaccinazioni per tutte le malattie, comprese quelle non presenti in Italia o addirittura esotiche - dice Giovanni Cardini, presidente del corso di Laurea in Allevamento del cane di razza dell'università di Pisa, a cui si iscrivono sempre più 'patiti del pedigree'. Il punto dolente rimane senz'altro la perdita dell'animale tanto amato: per celebrarla, stanno fioccando le società specializzate in onoranze funebri per i 'pet'. Fra i servizi offerti: confezionamento di urne su misura, funzioni e cremazione con tanto di riprese video per poter ripercorrere l''ultimo viaggio' del nostro amico nei momenti di maggiore nostalgia.
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| 21/01/2008 |
RIPARTE LA MARCIA DEI ROSPI, SOS IN 52 LOCALITA'
E' partita la marcia dei rospi verso fiumi, laghi e stagni, per deporre le uova. I primi esemplari sono stati avvistati lo scorso weekend al Parco del Ticino, a Ostravetere (Ancona) e a Tarquinia (Viterbo), gia' in acqua nei punti di riproduzione. A ruota e' seguito, in 52 localita' fra nove regioni italiane, l'allarme rosso dei volontari del Progetto Rospi, impegnati nel salvataggio degli anfibi dalle ruote degli autoveicoli. Come? Aiutandoli ad attraversare la strada. 'Dal 1990 ad oggi la stima e' che siano stati salvati dai volontari oltre un milione e mezzo di animali - spiega Vincenzo Ferri, responsabile scientifico del Centro Studi Arcadia e promotore del Progetto Rospi - , fra i 110 e i 140.000 ogni anno. Ora ci occupiamo di 8 specie di anfibi, dove comunque per il 70% circa domina il Bufo bufo, cioe' il rospo comune. Al lago d'Endine (Bergamo), ci sono anche i tritoni''.
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