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| 21/10/2007 |
Animali, stop al freddo
C’è chi comincia a prendere the oppure orzo caldo la mattina per colazione, come gli scimpanzè del Bioparco di Roma, mentre altri, come le giraffe nel parco faunistico di Fasano (Brindisi), il più grande d’Italia, possono contare sull’aiuto di lampade a raggi infrarossi o termoventilatori per riscaldarsi. Cosi gli animali che vivono in cattività nei parchi affrontano il freddo in arrivo, dove ogni specie ha una sua strategia. Nello zoo safari pugliese «ospitiamo 1.800 esemplari di 200 specie diverse - spiega Fabio Rausa, direttore zoologico della struttura - e qui d’inverno è raro arrivare allo zero, in genere non si scende sotto i 5 gradi». I mammiferi, non solo di aree temperate ma anche esotici, non hanno grossi problemi con il freddo, basti pensare agli sbalzi di temperature fra giorno e notte anche nel deserto.
La soluzione per loro è nel “vestito” giusto per la stagione. «Il cammello ad esempio raddoppia la quantità di pelo - spiega Rausa -mentre lo yak, degli altopiani del Tibet, è già a pelo lungo. Gli orsi hanno a disposizione stalle interne non riscaldate, ma l’importante per tutti è che non rimangano esposti a pioggia, neve o vento se rimangono fuori». E allora per daini, cervi, mufloni, cosi come per gli yak, esistono apposite tettoie in tutta l’area del parco. A zonzo fuori rimane anche qualche antilope e zebra, mentre gli elefanti vengono chiusi nelle stalle notturne.
Diverso il discorso per le giraffe, particolarmente sensibili al clima, che in casi estremi possono contare su lampade a raggi infrarossi o termoventilatori. Anche leoni e tigri aumentano il sottopelo, poco visibile dall’esterno, ma vengono messi al chiuso comunque più per ragioni di sicurezza che per motivi di clima . Poi ci sono gli uccelli. «Quelli grossi come struzzi, emù, anatre, oche o cigni vivono all’aperto tutto l’anno - racconta il direttore zoologico di Fasano - mentre quelli piccoli come i pappagalli, dagli ara ai cacatua, stanno in voliere con pareti ricoperte da una plastica robusta e semi trasparente».
Uccelli molto piccoli, come diamanti o tessitori, hanno una sorta di ternario nella sala ornitologica, con lampade che riscaldano l’ambiente . Le lampade ad infrarossi servono invece per i piccoli nati la stagione precedente o gli esemplari malati. Poi ci sono i rettili, a sangue freddo, con un minimo e un massimo di temperatura consentito, sia in natura sia in cattività . Alcuni adulti di testuggini o serpenti vanno in letargo in appositi contenitori di plastica dentro stanze sui 10 gradi. Ci sono terrari adatti ad ogni specie, con piccole lampade adeguate alla teca e riscaldamenti sotto sabbia, ghiaia o corteccia a seconda della zona di provenienza dell’animale. «Esemplari esotici come iguana, boa, pitoni, sono mantenuti in teche dai 25 ai 35 gradi - spiega Rausa - e deserticoli come uromastici hanno la parte più calda del ternario anche a 45 gradi». I pesci sono tranquilli tutto l’anno nell’acquario, a 25 gradi.
Anche nel Bioparco di Roma con il freddo cambia qualcosa. Nella stagione invernale infatti si modifica innanzitutto il menu. «Più che per il clima gli animali risentono delle ore di luce a disposizione - spiega Fulvio Fraticelli, direttore scientifico del Bioparco - in cui devono accumulare la stessa energia. In caso di abbassamento rapido delle temperature allora si provvede a fornire cibi più grassi e zuccherini. Gli scimpanzè fanno colazione con l’orzo caldo con il miele oppure con il the diluito con il latte; i leoni mangiano carne rossa (d’estate avevano quella bianca) ed elefanti, ippopotami, antilopi e cammelli rimediano erba in più . Certo, se diventa necessario, i ricoveri interni vengono riscaldati».
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| 20/10/2007 |
E' MALATO IL FELINO PIU' RARO DEL PIANETA
E' un vero e proprio check up ipertecnologico quello subito dall'esemplare di leopardo di Amur catturato dai ricercatori dell'americana Wildlife Conservation Society (Wcs), che ha dato oggi la notizia. Dall'ecografia al cuore a cui e' stato sottoposto e' risultato che il felino piu' raro del pianeta ha un soffio al cuore, probabilmente dovuto alla scarsita' di esemplari rimasti. Di questa particolare specie di leopardo, minacciato dalla distruzione del suo habitat naturale e dal bracconaggio, sono rimasti tra i 24 e i 30 esemplari in natura. L'ultimo rifugio e' costituito da un piccolo territorio all'estremo est della Russia, ai confini con la Cina, dove e' avvenuto il 'contatto'. Oltre a fare l'ecografia, i ricercatori hanno prelevato campioni di sangue e condotto altri esperimenti. Il primo risultato non e' rassicurante: la femmina catturata soffre di un soffio cardiaco, una patologia che si sviluppa quando gli animali si accoppiano sempre fra parenti stretti, un comportamento obbligato quando ci sono cosi' pochi esemplari esistenti. ''Questo progetto e' fondamentale per capire lo stato della popolazione - spiega John Goodrich del WCS - e per definire le misure necessarie per salvare i pochi esemplari superstiti''. L'unica speranza per il leopardo di Amur e' che le zone dove vive diventino protette, una richiesta che pero' e' avversata dalle popolazioni locali, molto povere, che stanno trasformando le foreste in zone agricole o da pascolo, e hanno gia' decimato la popolazione superstite con il bracconaggio.
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| 08/10/2007 |
Ostia, arriva il veterinario gratuito
Cuccioli e padroni, attenzione: ha aperto i battenti la prima struttura veterinaria pubblica di Ostia. Il centro si trova in via Forni e offre visite gratis o a poco prezzo a tutti gli animali del quartiere.
LA STRUTTURA - Voluta dal XIII Municipio che ha messo a disposizione i locali e contribuito al restyling, è aperta ai cittadini che hanno a cuore la sorte degli animali randagi e a quei proprietari che sceglieranno di utilizzare il servizio pubblico per far curare i loro amici a quattro zampe.
Soddisfatto il delegato alla Sanità dell'ex circoscrizione, Fabio Valente, che ha sottolineato: Non solo ci saranno interventi gratuiti sugli animali privi di padrone, ma sarà anche possibile prenotare visite private a tariffe contingentate e a costo prefissato".
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